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Pubblichiamo il ritratto di Guido Clemente di San Luca
In ricordo di Umberto Bile
"Il Cuba Libre perde la sua farfalla"
di
Guido Clemente di San Luca
Lunedi 23 Settembre p.v. alle ore 18.30 presso l'Ascom
di piazza Carità si terrà l'Assemblea Generale dell'ASD
Intersociale, alla quale interverranno il nuovo presidente del
CR Arbitri Campania, Virginio Quartuccio, il Responsabile
Attività Ricreative FIGC Campania, Antimo Diana, e il
Responsabile Attività Ricreative AIA Campania, Raimondo
Cozzolino, per parlare delle problematiche organizzative ed
arbitrali. E' gradita la presenza di tutti i soci
fondatori/invitati responsabili di squadra
Napoli, 1 Agosto 2013 - Raccogliamo la testimonianza del socio
fondatore e responsabile del CUba Libre, Guido Clemente di San
Luca, che ha voluto ricordare l'amico Umberto Bile, scomparso
improvvisamente.
Il dolore, la disperazione, l’angoscia … Il pianto, il
silenzio, i ricordi … Sono lontano, non ce la faccio ad arrivare
in tempo per i funerali … Sento che devo fare qualcosa per
calmare la mia confusa agitazione …
Trovo pace solo mettendomi al p.c., riprendendo il filo del
suo discorso, così violentemente interrotto, segnato dalle
centinaia di mail scambiate con i compagni di squadra … La sua
bellezza, che riemerge prepotente, un po’ m’acqueta …
Pochi mesi fa, dopo una delle visite ‘privilegiate’ ai
Girolamini, mangiavamo uno spaghetto a vongole di fronte a Porta
Capuana, e dicevamo della morte col sorriso sulle labbra, come
solo lui era capace di fare anche parlando di cose serie o
dolorose … Umberto dichiarò l’epitaffio che avrebbe desiderato …
mi tormento per non ricordarlo … ho chiaro nella memoria, però,
il suo significato pieno di vita: anche pensando alla sua morte
cantava un inno alla vita …
Lui, perciò, ora forse mi vorrebbe a vivere, a reagire
moltiplicando l’energia, andando a pesca, magari, perché sono
qua … ma sono certo che se fosse accaduto l’inverso starebbe a
piangere, come io piango adesso … riuscendo a trovare
consolazione soltanto nelle sue parole scritte …
Nella mail più risalente che ho in questo p.c. scrive, fra
l’altro: «Quando mi chiedono cosa fai nella vita la prima cosa
che dico è che sono uno storico dell’arte, ma dura un istante.
Poi con più passione dico “sono un portiere di una squadra di
calcio. È una squadra di vecchi amici, un po’ fuori di testa,
che non vuole rassegnarsi al tempo che passa e riesce a portare
l’adolescenza fin dentro la vecchiaia che inesorabilmente
arriva”» …
Durante le partite di campionato, infatti, io gli urlavo:
«Bile, tu sei un grande storico dell’arte, ma sei soprattutto
uno straordinario portiere!», e ridevamo …
Diceva a me – ma in realtà lo diceva anche a se stesso – che
ero un po’ come Don Chisciotte, «capace di scivolare con
intelligente e vivificante leggerezza ai confini del ridicolo,
senza mai veramente rimanerne invischiato, incurante dello
sguardo preoccupato e talvolta desolato del Sancho Panza che è
in ognuno di noi» …
La vita era dentro di lui in maniera straordinaria … Per
Pasqua ci scrisse: «Auguri a tutti gli appassionati che di
passione muoiono e vivono. Auguri a chi ogni volta ha la forza
di rinascere. Auguri a chi è già rinato e anche a chi è ancora
in attesa di rinascere. Auguri a chi nascerà e anche a chi non è
voluto nascere».
E per lui la vita aveva un senso preciso: «Se la qualità
della vita si misura nel numero di sportelli, servizi, banche o
bancomat, orari, insomma in tutto ciò che è funzione, stamm’
inguaiati. Ma a me basta che ci sta o’ mar, na nenna a core a
core o na canzone pe canta’. Insomma sarà pure folklore, ma a
Napoli mi sento meglio, più felice e più vivo fin dentro il più
acuto dolore. Saranno pure le ragioni del cuore. Ma il cuore più
della mente fa stare con i piedi per terra, se non altro perché
si trova più in basso della mente ed è perciò più vicino alla
terra. Insomma, la passione non si misura».
Di sé una volta scrisse che «prima di Bile, va scritto “il
magico”» … e non si poteva non concordare … Lui lo scriveva con
autoironia, ma non si rendeva conto di quanto dicesse il vero …
quello che ha fatto nel suo lavoro è sotto gli occhi di tutti …
e non conta tanto quanto sia stato capace di fare, ma il modo:
sognando ad occhi aperti, trasmettendo fiducia e convinzione:
niente è impossibile! e con umiltà sorridente si rimboccava le
maniche e operava: il vero prototipo del funzionario pubblico!!
E per il Natale del 2009: «Auguro a tutti noi di ritrovare il
tempo da dedicare a noi stessi. Auguro di avere tanto tempo, ma
quello giusto, da poter scegliere, quando si vuole, di rimanere
sdraiati per terra a guardare nel cielo il sole che passa,
fregandosene dei tempi della produzione o delle dovute
relazioni. Di avere tanto tempo da stare di notte con chi si ama
a contar le stelle. Auguro tanto tempo inutile, che non produce
ricchezza, ma che, proprio per questo, ha un valore
inestimabile. Auguro a tutti noi di mantener vivo il sogno, di
esser così ricchi da non aver bisogno di niente. Auguro la pace
nel cuore, il silenzio del vento, il fruscio delle foglie, il
canto degli uccelli, il rumore delle onde, l’odore delle rose,
l’infinito del cielo. Auguro a tutti noi più contemplazione e
meno azione».
Considerava un dono l’«essere ancora così infantilmente
felici alla nostra età» … Eppure mentre raccontava storie, o
scriveva poesie, con levità ci invitava a riflessioni profonde …
Non molto tempo fa ci scrisse sulla Verità: «Il mio punto di
vista, tutt’altro che ragionato, piuttosto sentito, è che non
esiste la VERITA’, con la sua intrinseca sacralità e la sua
derivante immutabilità. Una stella polare, cui affidare la
nostra esperienza etica, finanche estetica. Perché credo che
proprio dalla sua presunta incontaminata purezza possa derivare
un potente anestetico, che ci rende incapaci di percepire noi
stessi, sia a livello individuale che collettivo … In buona
sostanza, la verità non esiste al di là di noi, ma il suo valore
sta solo nel ricercarla, nella nostra conseguente capacità di
mutare, o di evolverci, ogni volta che ne acchiappiamo un
brandello, ne comprendiamo una parte del senso … », e concludeva
scusandosi perché «nell’inutilità c’è tutto il mio talento» …
Del resto, aveva concluso un’altra sua lettera scrivendo:
«Cosa c’è di più bello, emozionante, coinvolgente, avvincente di
un gesto dai più considerato inutile?».
Qualche anno prima, invece, ci scrisse: «io sono per il
buonismo e ho il coraggio di dichiararlo anche se oggi non si
porta più. Detesto il cattivismo che, chissà perché, è visto
come una forma superiore di intelligenza. Per me, invece, i
cattivisti sono degli idioti».
E ancora, sulla generosità: «Piuttosto che un trasferimento
di beni materiali da un soggetto all’altro, la generosità più
autentica, a mio avviso, è quella che consiste nell’accoglienza,
nell’avvolgere gli animi, nella condivisione dei sentimenti e,
quando capita, dei dolori. Nell’ascolto, appunto. In questi casi
l’unico bene che si può mettere a disposizione è se stessi, al
limite il proprio tempo».
E poi, raccontando del rapporto d’amore fra Edit Piaf e
Marcel Cerdan: «Nel dolore, che la ricacciò all’inferno, Edit
trovò la forza di cantare, perché il suo amore non si
riconosceva in alcuna convenzione. Edit, poi, se ne fotteva di
quella più stupida, che gli uomini chiamano morte. Il suo amore
era oltre la morte, era oltre la vita. Il suo amore era altrove,
nel cielo e nell’aria. Per essere infrangibile. Per essere
inviolabile … ».
Umbè, grazie! Grazie di tutto! Grazie anche per averci dato
lo spunto per pensare alla tua morte con amore … Non è facile
resistere al dolore per averti perduto … e sarà molto duro
sopportare il peso del quotidiano senza sapere di poter contare
su di te, dovendo fare a meno della tua presenza confortante …
In me, nei tuoi amici, nei tuoi compagni di squadra, lasci un
vuoto pazzesco: ti prometto che assumeremo come un nostro
compito riempire questo vuoto con comportamenti degni del tuo
amore per la vita, della tua consapevole fiducia nel Bene, della
tua leggera serietà, della tua spensierata affidabilità.
Ti salutiamo, per ciò, con altre tue preziose parole:
«Restiamo uniti, anche nelle sconfitte. Qualcosa di buono verrà,
perché se è triste perdere, perdersi sarebbe certamente più
doloroso».
Mai come adesso vogliamo con te «considerare un valore la
nostra capacità di vincere al di là di ogni sconfitta,
considerare un valore la nostra diversità ... Considerare un
valore la voglia di stare insieme ... Considerare un valore
giocare a calcio ancora alla nostra età … ».
Guido
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Motore di ricerca ASD Intersociale
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